#Game(r)boy15: "Robot, space opera e come utilizzare la plastica in maniera intelligente"

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Quelli nati nei ‘70 ricorderanno nomi altisonanti come alabarda spaziale o lame rotanti, associati a colorati robottoni alti come un palazzo, di solito tinteggiati con gradazioni diverse ma sempre sulle tonalità del giallo, rosso e nero (più o meno): Mazinga Z, Daitarn 3, Ufo Robot (!).

Ricordiamo forse un Jeeg Robot un po’ più azzardato nel cromatismo perchè sfoggiava un bel colore giallo-verde, insomma si distingueva dalla massa…

Le storie, al contrario, non è che ce le ricordiamo proprio bene, perchè erano un po’ tutte simili: i cattivi alieni vogliono il nostro pianeta e ci invadono, più o meno ad libitum fino all’ultima puntata..sfoggiando, bisogna ammetterlo, una notevole varietà di accoliti più o meno cornuti (nel senso di dotati di corna), raggi laser, spade fiammeggianti, tentacoli e chissà cos’altro.

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Poi negli anni’80 i robottoni un po’ hippy si tramutarono in personaggi dalla personalità decisamente più spiccata, con trame delle storie di un certo appeal (in alcuni casi grazie allo zampino della Marvel): così arrivarono i Transformers, Voltron e Robotech.

Oggi però senza farvi la storia dei robot dalla preistoria ai giorni storia, attività che lasciamo al nostro amico Fabrizio Modina e alla sua Super Robot Files di Edizioni BD, volevamo parlarvi di un anime uscito nel 1979, dal titolo Mobile Suit Gundam, epigono di una saga che continua anche 40 anni dopo.

Nota di colore: possiamo addirittura vantare l’Italia come il secondo paese assieme ad Hong-Kong dove sono atterrati i simpatici mecha giapponesi della serie.

Gundam ha una trama molto più complessa rispetto agli anime che abbiamo citato agli inizi: una trama intrecciata, con personaggi secondari, combattimenti spettacolari e colpi di scena...44 tra serie e film tv rendono bene l’idea del perchè sia considerato una space opera.

Contiamo anche 16 serie manga, 6 libri, un centinaio di videogiochi e soprattutto i famosi Gunpla (ガンプラ): anche se siete delle capre in ambito modellistico e anche se preferite le boutique di Prada ai negozi della Games Workshop, nella vostra vita quasi certamente vi sarete imbattuti in uno dei celeberrimi modellini da costruire della saga in questione (peraltro a Tokyo ne trovate uno in bella mostra in scala 1:1). I Gunpla sono modellini da montare ad un prezzo spesso abbastanza accessibile e che non richiedono capacità tecniche particolarmente elevate: come ogni prodotto giapponese sono colorati, essenziali e fruibili al massimo, li trovate in diverse scale e con livelli di dettaglio via via crescenti, ovviamente di pari passo con il relativo prezzo!

Noterete ahinoi che in tutto questo lungo elenco non abbiamo citato i boardgame...ovviamente, manco a dirlo, ne esistono una carrettata, di solito editi in pura lingua nipponica da Bandai o Tsukuda Hobby, perlopiù titoli mai arrivati sul mercato americano, figuriamoci su quello italiano.

I giochi in questione variano dall’orrido, all’incomprensibile (causa lingua) fino all’inclassificabile. Esiste un Gundam: Obbiettivo Terra edito da Giochi Preziosi, ma non abbiamo più di tante informazioni in merito...abbiamo qualche dubbio che fosse proprio un capolavoro.

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Uno da consigliarvi per mettervi nei panni di Amuro Ray o Char Aznable senza dover imparare hiragana o katakana chiaramente lo abbiamo trovato: è un titolo auto-prodotto e disponibile liberamente per il download print and play sul sito Boardgamegeek. L’autore è il game designer David Cheng, il titolo è: Mobile Suit Gundam: One Year’s War; è un wargame tattico con i protagonisti del vostro anime preferito, per 2 giocatori e una grafica migliore di molti prodotti che trovate sugli scaffali, a pagamento.

Adesso, vi salutiamo perchè il gatto si è appena addormentato sul già citato Super Robot Files di Modina e con la zampa è riuscito ad avviare Gundam Unicorn su Netflix...ciao a tutti!